giovedì 17 gennaio 2013

bea

Avevo preso davvero a rimuoverti dalla mia testa, sul serio, ed è stata sì una piccola cosa l’incrociarsi online. Credevo che non ci saremmo più ritrovati, e nella vita dimenticati forse, scaricati in qualche angolo buio della nostra memoria. In tutta onestà Beatrice non so perché tu mi abbia cliccato, te ne stavi invisibile ed io depresso per i fatti miei imploravo lo schermo perché mi fornisse uno spunto di vita vera, passavo in continua rivista l’elenco degli amici connessi a facebook senza trovare alcuno con il quale mi andava veramente di interagire. Sono rimasto basito quando ho letto quelle parole in stampatello minuscolo, il rosso del carattere, il tuo nome sulla finestra di messenger. Basito e lo stupore non è venuto meno per alcuni istanti, mentre cercavo di recuperare nella mia mente tutte le informazioni circa noi due, la nostra relazione la separazione i litigi e tutto il resto, non venendone a capo affatto. Non ricordo nemmeno un terzo delle cose dette e che ci hanno ferito, delle ragioni a monte e al principio; solo il mio puntuale trincerarmi in un silenzio rassegnato quando contavo le settimane, i mesi, le stagioni e tu non eri più che una sfuggevole amica, una conoscente, una passante per la strada dal cui sguardo avrei cercato di, se mai ti avessi incontrata. Che avrei potuto dirti dal vivo io, che potesse rimanerti impresso? E tu, chissà che pensi di me! L’idea di raccontarti della mia vita in un miscuglio di piacere e imbarazzo mi spaventava, così ho preferito tacerti le ragioni del mio stare male. Avevo paura che d’improvviso mi lasciassi con un palmo di naso chiudendo la chat e a me serviva del tempo per parlarti di alcune cose. A dirla tutta, m’inibisce soprattutto il pensare che l’uno per l’altra diventeremo una sorta di involucro vuoto, un simulacro senza ricordi, immemori dell’affetto che ci ha legati in passato. Quando fisso i vecchi al circolino, gli sgraziati accenti che emettono e i porconi che si diffondono nell’aere, i campari rossi allungati con il vino bianco, queste ed altre cose mi riportano a te e ai nostri climi nebbiosi, all’inverno trascorso tra le tue braccia, ai nostri amplessi in auto e te che ogni volta pisciavi e fumavi, come da copione. Sai che io mi gingillo in cose completamente futili e penso - troppo! - persino penso a tutte le persone che conosci e che frequenti a me ignote, e rimango in disparte, preferendo fingere che tu sia stata solo un accidente nella mia vita, una piccola meteora avvicinatasi e allo stesso modo allontanatasi, senza che la sua orbita abbia inciso sostanzialmente sulla mia. Mento a me stesso e mento agli altri, i miei amici che mi credono in buona sostanza un cazzone che corre dietro alle gonnelle delle ragazzine, per dimenticare le incombenze dell’età. Quale età? Lavorare e morire. E dopo l’università cosa rimarrà? La disillusione, le aspettative disattese, un lavoro ingrato e una vita mediocre. Che incubo terribile. Tu sei una sorta di porto franco, un rifugio, sei tutto ciò per cui la mia anima - la mia anima! - ora si consuma. Non spaventarti se ti scrivo questo, non prendermi per uno sciocco sentimentale. Non so se rallegrarmi per averti vista oggi, non so se incupirmi al pensiero di te che dici di non volermi, di non provare più quell’attrazione, te che dici che sono una persona importante, molto importante. Le tue parole sono pietre e balsamo, croce e delizia. Nella mia maniera distorta e incoerente, io ti ho amata. Un sacco Beatrice, ti ho amata tanto anche se a modo mio, e lo scorso anno tutta la gelosia e l’ansia di vedere il tuo viso mi davano la cifra di quanto tenessi a te, al tuo umore ciondolante, ai tuoi imprevedibili gesti d’affetto, ai tuoi baci. Mi sono rimproverato tante cose dopo la nostra separazione. È come se volessi dimostrarti con tutto me stesso, bada bene t u t t o m e s t e s s o, che hic et nunc tu sei l’amica, la ragazza più ambita e l’unica per la quale sarei disposto a rinunciare ad una parte di me. Mi fai un effetto incredibile. Kant diceva che il genio è la capacità di esibizione delle idee estetiche, la manifestazione dell’intuizione assoluta sottoforma d’arte. Io ti scrivo poche righe che non sono certo un capolavoro di scrittura, tuttavia penso come Wilde che i cattivi poeti siano gli uomini migliori, e più genuini. Io bramo di rivederti, e poi di mantenere una distanza che mi permetta perlomeno di respirare, quando mi stai vicino. A.

lunedì 8 marzo 2010

am i supposed to be yours?


and i'm sorry about you and me
and i'm sorry about us

you try to give it your best
but to what end? Saliva
you may no think so at first
but i'm your designated driver

but this roadside is not yours or mine
and it's about time that I stop

she is the gray weather at the end of my tether
i didn't quite make it
i had to forsake it

and as I sit on the train
i can taste her in my saliva
but i still depend on my thursday friend, Saliva

and there's no book about you and me
only snippets remain

i get a light!
i get a light from everyone
that's right!
so undetermined
all i do now is just horrible and mean
i used to think that she and me could only be just fine
and to begin with nothing seems wrong
but it's not a happy song

i'm finding out that you can't mess around with saliva
and I drive a lot, 'cause i can't stop thinking about her
(i'm in your hands)
i'll be yours, you'll be mine
it'll be fine
intertwined

wet your dried out lips with saliva
what's more strange than this? your saliva
if i did not miss your saliva
if my lips could kiss your saliva - still

alla fine mi dispiace tanto per te e per me
mi dispiace per la nostra storia

ci hai provato a fare del tuo meglio
per ottenere quale risultato poi? saliva
sei libera di non pensarla così di primo acchito
ma sono io quello preposto a condurti

il bordo di questa strada non appartiene a te piuttosto che a me
ed è tempo ormai che mi fermi

è lei il cielo grigio che mi fa sbroccare
non ce la facevo più
ho dovuto, ho dovuto mollare!

e non appena prendo posto del treno
la sento, posso assaporarla nella mia saliva
ciononostante dipendo ancora da Saliva, l'amica del giovedì

non ci sta nessun libro che parli di te e di me
ci restano solo i frammenti

ho trovato una speranza
ho ricevuto speranza da chiunque
sì è così'!
ma in maniera così approssimativa
e tutto quello che faccio ora è così orribile e meschino
ero solito pensare che lei ed io avremmo solo potuto stare bene
e che ripartire da zero sia un errore
ma questa non è una di quelle canzoni a lieto fine

mi rendo conto a poco a poco che non sei il tipo da impiastrarsi le labbra di saliva [e struggersi]
e guido a lungo perché non riesco a smettere di pensare a lei
(sono nelle tue mani)
sarò tuo, tu sarai mia
andrà tutto bene
[ce ne staremo] avvinghiati

umetta di saliva le tue labbra completamente riarse
cosa c'è di più estraniante di questo?
se non sentissi la mancanza della tua saliva
se le mie labbra potessero baciare la tua saliva - ancora!

domenica 26 aprile 2009

sabato 10 gennaio 2009

venerdì 14 novembre 2008

baby baby you're really the best



penso che ho un sacco voglia di vederti, lo ammetto sì, per vincere il tuo super-io così strenuamente votato alla difesa di un mondo che piano piano perde dei suoi colori ai tuoi occhi. vederti, e baciarti e nulla più, perché io sono un gentleman e un casanova, "but even so there's only so much a gentleman can stand". pensavo che una sera potremmo andare lontano da qualche parte e che questa proposta sicuramente ti farà sorridere, nel suo essere così inverosimile – io e te che ce ne andiamo a spasso chissà dove. pensavo che se vedrò L. la prossima settimana e tu ci sarai non saprò bene come comportarmi, perché vorrò lei ma mi piacerebbe un sacco intrattenere te e le due cose non vanno affatto a braccetto, e chissà cosa ne verrebbe fuori e poi quale pena proverei a non poter baciarla ogniqualvolta mi prenda il desiderio, improvviso? pensavo a cosa dire. a L., soprattutto - se - dirle qualcosa, e stavolta mi prende davvero a schiaffi, ma perlomeno si sentirebbe molto sollevata. credo. abbiamo entrambi un sacco di tempo libero stella, mettiamolo a frutto! mi piace passare il tempo con te, al di là dell'attrazione reciproca e tutto il resto. la nostra è una città incantevole e aspetta solo di essere vissuta, perché spero che anche per te valga quel "sentirti viva" quando trascorriamo insieme il nostro tempo, si condivide qualcosa. che giornata insolita! ti dico che quando sono arrivato al lavoro ero un po' rattristato perché sapevo che il meglio della mia giornata era già trascorso e mo' mi toccava tirare insieme quelle poche ma interminabili ore di lavoro in cui faccio sempre le stesse cose, vedo sempre le stesse facce da cazzo. ti scriverei ancora ma sto cascando davvero dal sonno, ti domando scusa. sarei molto felice se mi rispondessi, o mi telefonassi, fa lo stesso. tu e L. tu e L.. non prendere questa come una contraddizione (o come meglio vorrai chiamarla), non sono un bugiardo e non dissimulo. con nessuna di voi. "in my own sick way I'll always stay true to you". both of you.

venerdì 11 luglio 2008

baldios - recensione del lungometraggio (I)


non avevo ancora dieci anni e le avventure di Maryn mi appassionavano assai; da bambino quale ero mi lasciava ammirato l'enorme potenza del robot e gli epici scontri che lo vedevano protagonista. Tuttavia, dopo parecchi anni, e dopo aver visto e rivisto il movie, devo constatare che per diversi aspetti "Baldios" è un anime robotico sui generis, fuori dagli schemi, distanziandosi per molti aspetti dal cliché tipico: sul possente robot non verte il fulcro della storia; la narrazione piuttosto è focalizzata sul suo giovane pilota, Maryn, del quale viene delineato un profilo psicologico alquanto dettagliato. Chi sarebbe costui? Un reietto, un traditore agli occhi del conducator Gattler, in realtà l'unico in grado di difendere la Terra dai micidiali attacchi dell'esercito di Aldebaran. Il suo tratto distintivo, in una parola, è la "pietas": l'attaccamento e la devozione verso la famiglia e verso la propria patria (in questo caso d'adozione), un luogo da difendere dagli attacchi di coloro che vogliono assoggettarla e colonizzarla. E questo è il primo punto su cui è bene soffermarsi: perché Maryn, pur perseguendo un nobile ideale, combatte contro la sua stessa gente? Suo padre, il professor Reigan, in punto di morte gli aveva chiesto di lottare affinché un altro pianeta non dovesse subire la stessa sorte di S-1, dal momento che il folle progetto dei militari di partire alla volta di un nuovo mondo da colonizzare avrebbe inevitabilmente portato alla sua contaminazione (n.b. in Baldios, i termini "contaminazione" e "distruzione" sono utilizzati pressoché come sinonimi). Rispettando la volontà paterna, e amando il pianeta che è diventato la sua casa, Maryn combatte per difendere la Terra, che dopo la tragica sorte di S-1 è nel mirino degli alieni; per questa sua decisione rischia più volte la propria vita, lotta contro la sua stessa razza e altresì è vittima dei sospetti che subito prendono corpo contro di lui da parte dei terrestri, cosa del resto ammissibile in uno stato bellico di scala globale: il ragazzo proviene dallo schieramento nemico, chi può garantire che non sia una spia infiltrata per distruggere dall'interno la base dei Blue Fixer, i quali costituiscono l'unico baluardo di difesa per la Terra? Maryn si offre volontario per pilotare il Baldios e dimostra la sua dedizione nonostante talvolta debba fare i conti con la diffidenza e l'aperta ostilità persino dei suoi due compagni, Raita ed Oliver. Ad un certo punto è quasi convinto, a causa di un piano nemico ben riuscito, di essere stato tradito e venduto dal professor Bannister, comandante della base terrestre, ma fortunatamente dopo un breve soggiorno forzato presso la base di Gattler nel sub-spazio riesce a fuggire e a portare via con sé Aphrodia, la bellissima assistente del conducator, nonché comandante in capo delle forze armate di S-1. I rapporti tra questa affascinante figura femminile e il generalissimo di Aldebaran, nonché quelli con lo stesso Maryn, sono assai controversi e torbidi. Il giovane, poco prima di lasciare da S-1 all'inseguimento della base di Gattler, aveva ucciso il fratello di Aphrodia, Milan, dopo che questi aveva appena freddato suo padre. Nonostante si sia trattato di legittima difesa, Aphrodia giura vendetta. Ma il rapporto tra il pilota del Baldios e la comandante nemica va ben oltre: come Maryn, anche lei ama profondamente il suo pianeta di origine, il legame che unisce i due costituisce un connubio inscindibile - vero e proprio leitmotiv della serie - con la crudelissima guerra che fa da sfondo a Baldios. Il loro è una sorta di "odi et amo" dei tempi moderni, una storia d'amore impossibile dal momento che i due si combattono con un ardore unico, quasi disperato, ciascuno all'interno del proprio schieramento; un odio che tuttavia stenta a manifestarsi appieno dal momento che, tra le altre cose, per questi due personaggi l'onore è ancora un valore in una guerra dove si è disposti a tutto pur di ottenere la vittoria, vittoria che equivale all'annientamento totale del nemico. Maryn e Aphrodia, entrambi prigionieri di un eterno duello senza né un vinto né un vincitore, sanno bene che non c'è posto per sentimenti diversi dall'odio e dalla violenza: uscirà vittorioso colui che saprà rimanere più saldo di fronte alla sciagura dei due popoli belligeranti. ma entrambi i giovani falliscono in questa più ardua - inumana - sfida. E nonostante questo, esulando dal rapporto prettamente privato dei due protagonisti, questi rimangono di per sé delle perfette macchine da guerra, ognuno secondo il proprio ruolo. Maryn pilota egregiamente il Baldios contro i mostri meccanici di Aldebaran, mentre Aphrodia impone una crudele legge marziale all'interno del suo esercito. E anche se più volte si dimostra esitante, la ragazza applica il rigidissimo codice militare andando incontro a dei terribili rimorsi.

domenica 6 luglio 2008

be kind (or cruelty is always possible later)


hello, i’ve waited here for you everlong tonight I throw myself into and out of the red out of her head she sang come down and waste away with me down with me slow how you wanted it to be i’m over my head out of her head she sang and I wonder when I sing along with you if everything could ever feel this real forever if anything could ever be this good again the only thing I’ll ever ask of you you’ve got to promise not to stop when I say when breathe out so I can breathe you in hold you in and now I know you’ve always been out of your head out of my head I sang

eccoti sono qui che ti aspetto da una vita questa notte ho voglia di gettarmi via, perdermi dentro la passione [e il desiderio] lei se ne stava a cantare senza un briciolo di razionalità coraggio, vieni giù, e perditi con me sarai mia complice [ma] fallo piano, come hai sempre desiderato che fosse io non ci sto più dentro era lei a cantare al colmo del piacere perciò io mi chiedo mentre intono il mio canto che s’aggiunge al tuo se tutte quelle vivide sensazioni avranno ancora un sapore così reale se avremo modo di apprezzare nuovamente tutto ciò che vi è di bello [in esse] [del resto] l’unica cosa che non mi stancherò mai di chiederti me lo devi promettere, è di non fermarti quando ti dirò - fermati! espira, sì che io possa inspirarti trattenerti dentro di me e solo ora realizzo che tu sei sempre stata al culmine dell’ebrezza ed io (ri)prendo a cantare senza capir nulla, tant’è la mia felicità

some people should die painfully (cos they deserve it)



farah, now that you’re here, can you tell me exactly how i should have done? farah, drives with her eyes closed do you ever inflict unwanted memories? i know you and i know it won’t take you long to make me smile farah, angelic girl i’ll have you know it’s you and me potentially farah, don’t pull the carpet from under me indifference is killing me am i wry? oh my! fallacy! fallacy in my words am i wry? i know you and i know you’re not afraid to say the least diamond ring diamond ring but you can’t find it cold is the night

oh farah, ora che sei qui, mi puoi dire con precisione come avrei dovuto agire? e farah, tu che sei così sicura [di te] da procedere ad occhi chiusi potresti mai condannarmi ad avere [i bei] ricordi che non desidero avere? eppure ti conosco e so che non ti ci vorrà molto a strapparmi un sorriso farah, angelica fanciulla, sarai mia e sappi che sto parlando in via del tutto ipotetica, di un’eventuale storia tra noi due farah, non tirarmi via il tappeto da sotto i piedi [diversamente] è la tua indifferenza che mi uccide sono io quello che ha qualche problema? Ah, la mia fallacia... potrei sempre sbagliarmi a dire queste cose! sarò io ad esser fatto male... io ti conosco e so che non hai paura di pronunciare la parola fine un anello di diamanti, un anello di diamanti... e tu che non lo trovi fredda è la notte

mercoledì 2 luglio 2008

don't look at me that way


through the alleyways to cool off in the shadows then into the street following the water there’s a bearded man paddling in his canoe looks as if he has come all the way from the cayman islands these canals, it seems, they all go in circles places look the same, and we’re the only difference the wind is in your hair, it’s covering my view I’m holding on to you, on a bike we’ve hired until tomorrow if only they could see, if only they had been here they would understand, how someone could have chosen to go the length I’ve gone, to spend just one day riding holding on to you, I never thought it would be this clear

attraverso le strette viuzze per goderci un po’ di frescura all’ombra e poi [sbucare] lungo la strada principale seguendo il corso dell’acqua un uomo con una folta barba sta remando, nella sua canoa sembra che arrivi direttamente dalle isole cayman parrebbe che questi canali rifluiscano facendo il girotondo ciascun posto è uguale all’altro, l’unica differenza la facciamo noi con il vento che ti scompiglia i capelli mi copri la visuale [e] mi tengo stretto a te, a bordo della bicicletta che abbiamo preso a nolo fino a domani se solo loro potessero vedere [con i loro occhi], se solo fossero stati qui mo’ comprenderebbero la ragione per cui qualcheduno possa aver deciso di fare tanta strada così come ho fatto io solo per trascorrere una giornata pedalando avvinghiato a te, [del resto] non avrei mai creduto che [quella ragione] si sarebbe parata così chiara e lampante dinanzi a me

domenica 29 giugno 2008

baldios - recensione del lungometraggio (II)



dicevo, il tema della vendetta ricopre un ruolo notevole nel quadro psicologico di Aphrodia, la quale tuttavia si barrica troppo spesso dietro a quello che è quasi un pretesto per giustificare la sua ostilità nei confronti del giovane difensore della Terra; ad ogni modo il tratto peculiare della sua caratterizzazione rimane fondamentalmente estraneo a quanto appena osservato. Nomen omen, recitavano gli antichi, ed è evidente come il nome di Aphrodia riveli tutta la prorompente bellezza e la vitalità di una fanciulla troppo presto privata di una vita serena e votata all'amore. E infatti, nonostante il ruvido aspetto da soldato, cieco esecutore della volontà di Gattler, la recondita femminilità della ragazza emerge chiaramente quando, una volta rapita da Maryn in fuga dalla base nel sub-spazio, è priva di sensi e sogna di trovarsi presso un faro che dà sul mare: l'idillica visione di lei che corre lieta sulla spiaggia incontro all'amato (che ha le fattezze di Maryn) viene bruscamente interrotto dalla comparsa di una figura oscura, completamente negativa: si tratta di Gattler, dal quale Aphrodia è terrorizzata. La complessità del legame che la unisce al conducator è tantopiù fitta in quanto non abbiamo a disposizione molti elementi di giudizio. A quanto leggo in rete sulla trama dell'anime, i genitori di Aphrodia, avversi al regime che il dittatore intendeva instaurare su S-1, erano stati uccisi in un incidente d'auto inscenato dallo stesso Gattler, il quale poi prese con sé i piccoli Aphrodia e Milan. Inizia così il processo di plagio nei confronti della ragazza che culminerà con l'atto di deflorazione da parte del conducator, atto che renderà Aphrodia totale succube dei disegni di dominio del suo padre-padrone.
torniamo poi alla vicenda, che si snoda su due binari paralleli, ovvero la medesima guerra vista dalla parte dei difensori e da quella degli invasori. La semplice ma terribile logica della sopravvivenza spinge entrambe le razze a competere in una lotta spietata, dove non c'è spazio per le trattative, in un gioco della torre dove o si vince (meglio, si sopravvive) o si è destinati a soccombere per sempre. I Blue Fixer sono gli unici che possono tener vittoriosamente testa alle sortite delle truppe volanti di Aldebaran, la federazione degli stati della Terra con le sue forze armate, come in qualsiasi serie robotica che si rispetti, è del tutto impotente dinanzi agli attacchi nemici che hanno una sicura via di fuga nel sub-spazio. Grazie all'arrivo di Maryn e alla fusione del suo Pulser Burn con i due mezzi aerei di Raita e Oliver, ecco che prende corpo il Baldios e finalmente la guerra tra i due mondi può giocarsi su una base paritaria. Significativo che nel movie il robot compaia solo di rado e, costituendo una pregevole eccezione nel genere robotico, esso non formi un unicum con il giovane preposto al suo comando. Non si può parlare qui di un mezzo meccanico "umanizzato", sorta di involucro materno e al contempo proiezione "mecha" del pilota e delle sue qualità di eroe. In altre parole, non vi è un Baldios "buono" che lotta per il "bene" (a dispetto di quanto è cantato nella sigla italiana del cartone animato), esiste bensì una macchina da guerra dagli effetti devastanti al servizio di una delle due parti in belligeranza. La vicenda non è incentrata sul Baldios come strumento bellico proprio perché in questo senso è caratterizzato il robot, una pura e semplice arma offensiva senza aura alcuna di sacralità dovuta al suo ruolo di difensore della Terra. Il Baldios semina morte tra i nemici così come l'esercito di Aldebaran falcidia la popolazione terrestre, anche grazie agli espedienti più meschini: all'interno della vicenda, non è apprezzabile lo sviluppo di una dicotomia tipica che in altre serie esiste tra i cosiddetti "buoni" difensori e i "cattivi" aggressori di turno, semmai si potrebbe parlare della contrapposizione tipica tra vita e morte che in questo lungometraggio assume toni fortemente drammatici. A ciascuna delle due razze in causa spetta una di queste due sorti, secondo l'esito della guerra.
Il finale è dei più tragici: un generale di Gattler, sull'orlo del fallimento totale, impazzisce e decide di attivare le armi nucleari tattiche presenti sulla Terra, trasformando così definitivamente il pianeta nell'antica patria S-1 - la beffa che ha dell'incredibile! La spiegazione è presto data: viaggiando nel sub-spazio, Gattler e i suoi senza saperlo avevano ripercorso il tempo a ritroso fino al tempo in cui la Terra, S-1, era ancora incontaminata e rigogliosa. Il dado è tratto. A bordo della base aliena (uscita pressoché a pezzi dallo scontro con i Blue Fixer) Gattler si trova di fronte a Maryn per l'ultimo duello ed ecco all'improvviso il colpo di scena: Aphrodia, comparsa nel momento più critico, anziché sparare a Maryn come ordinatole da Gattler ferisce quest'ultimo, che rimane così condannato a vagare per lo spazio, unico custode di milioni di civili addormentati nelle camere criogeniche. Maryn e la ragazza ritornano al faro su una Terra ormai devastata dalle innumerevoli esplosioni nucleari, per ammirare per un'ultima volta il mare. Nel movie i compagni di Maryn sono sopravvissuti all'ultima battaglia, ma di loro non si sa più nulla. Nessuna notizia in merito al futuro dei sopravvissuti, nessuna notizia sulla latente love story tra i due protagonisti. Ma allora, qual è il finale di Baldios? Certo, quello ecologico è certamente il messaggio principale, ma oltre a questo?

don't you think it's time to convince yourself it's over?


beatrice. credo ormai si sia giunti ad uno stadio - parlo di me e di lei - una sorta di limes invalicabile per cui il nostro rapporto non avrà in futuro di che mutare, con questo voglio dire che la fissità dei ruoli agli occhi dell'uno dell'altra è satura e non suscettibile ad ulteriori scosse. il nostro è un legame prettamente biunivoco ed esclusivo, l'intersezione delle rispettive frequentazioni dà un insieme vuoto; io sto aspettando non so cosa, dalla sua persona gentile dalla sua figura graziosa. non si ride io e lei, si sta in pace nel silenzio una volta inquieto, riflettendo su cose passate, evitando di pre-occuparci l'uno dell'altra. oh, il mio affetto non può andare nella sua direzione dacché possiede ora uno specchio che riflette le mie attese e nei suoi confronti non si ripercuotono quegli stati dell'animo nervosi, insani. non più. non sto male e non sto bene per lei, per la quale ho nutrito e nutro da un anno una dedizione smisurata, un'attenzione fuori dal comune. se tutte le nostre gioie sono davvero di fantasia allora lei m'appartiene così come m'apparteneva e allo stesso modo nelle mie veglie notturne, con ciò intendo dire: non mi manca. no, contemplo la sua figura nel mio immaginario, lei così sensuale e umile, si schernisce ribadendo la sua estraneità ai ranghi di una bellezza che invero le è propria. mezza ora - poco più! - un aperitivo su misura per il cielo muto sopra di noi, per i suoi occhi marroni, per le sue labbra che non si consumano da tempo. niente sentimenti, solo le nostre nature che divergono in modo scandaloso, io che incasso i suoi ripetuti rifiuti e la cosa non mi fa ne caldo ne freddo. è la prassi per me, farmi strada in lei in una qualche maniera, incespicando nei suoi sguardi assenti nei suoi silenzi lunari, luna che ne parafrasa il viso, espressioni che tanto preoccupano la parte più frivola di me, la più sciocca e volubile. e non m'intristisce pensare a lei, e non mi rallegra, solo una leggera commozione mi pervade perché lei è una sognatrice e una ragazza disposta a molto per gli altri e lascio nel vago altre cose che fatico a mettere a fuoco. non la vedrò per un po' perché è questo che desidero, perlomeno finché non tornerà ad essere mia e non c'è assolutamente nulla d'irrispettoso in questa decisione - spero solo una tantum di riuscire a portarla fino in fondo! non è il mio oggetto del desiderio e non è nemmeno colei che vagheggio nei pomeriggi vacui, (annoiato da un nonnulla!) - eppure lei! è la presenza la quale mi permette di trascorrere sereni i miei sonni e solari le giornate, la coscienza di lei e del bello che ci può essere nelle persone che io - a torto a ragione - sovente disprezzo.

domenica 22 giugno 2008

magnum for lifesavers


i will save your life when you’re out and down i will dim all the lights to comfort your eyes you would do the same you would do it all for me anytime lifeline you saved my life when you tied me down and if I cry tell me that I would do the same if ever it were you the next time lifeline

io ti salverò la vita quando sarai abbattuta e fuori di te abbasserò tutte le luci perché i tuoi occhi si consolino [nell’oscurità] tu faresti lo stesso faresti lo stesso per me ogni qualvolta, nel corso della vita tu hai salvato la mia vita quando mi hai legato a te e se dovessi mai piangere raccontami, che io farei lo stesso se mai si trattasse di te la prossima volta, nel corso della vita

martedì 17 giugno 2008

don't you just love goodbyes?


certe canzoni mi ricordano lei, e non posso permettere che certe canzoni mi vengano strappate solo perché rifuggo il ricordo di lei. il suon di lei è l’ansimare durante le scopate notturne, il suo piacere è carnale e lei lo sa, il suono del mio nome pronunciato dalle sue labbra viziose mi lusinga e mi atterrisce allo stesso modo. sfasciate le domeniche pomeriggio rimaniamo nudi, in attesa, di convergenze diverse, eppur all’apparenza così simili.

domenica 15 giugno 2008

from poe's "the assignation"


thou wast that all to me, love
for which my soul did pine - A green isle in the sea, love
a fountain and a shrine, All wreathed with fairy fruits and flowers
and all the flowers were mine.
ah, dream too bright to last! Ah, starry Hope, that didst arise
but to be overcast!
a voice from out the Future cries, "onward!" - but o'er the past (dim gulf!) my spirit hovering lies
mute - motionless - aghast!
for alas! alas! with me
the light of life is o'er.
"no more - no more - no more" (such language holds the solemn sea
to the sands upon the shore)
shall bloom the thunder-blasted tree
or the stricken eagle soar! Now all my hours are trances
and all my nightly dreams
are where the dark eye glances
and where thy footstep gleams
in what ethereal dances
by what Italian streams
alas! for that accursed time
they bore thee o'er the billow
from Love to titled age and crime
and an unholy pillow! - from me, and from our misty clime
where weeps the silver willow!

tu significavi ogni cosa, a me, amore
tutto quello per cui la mia anima, la mia anima!, si consumava tu, un'isola verde circondata dal mare, amore
una fonte, eri un sacrario e tutto risplendeva in ghirlande, di frutti prelibati e magnifici i fiori
e ciascuno, di quei fiori, apparteneva a me
ah, sogno così fulgente, davvero non potevi durare! ah, Speranza dagli spazi siderali
giammai si rivelò se non per essere annubilata!
grida una voce dal futuro, "avanti!" - ma ecco che sopra il passato (oscuro gorgo!) il mio spirito si dipana in volteggi
muto. immobile. atterrito!
poiché, ahimé, per me
la luce della vita è ormai svanita
"mai più - mai più - mai più" (in tal guisa parla il mare solenne
alle sabbie lungo la spiaggia)
nè più fiorirà l'albero così devastato, dalla folgore
o s'alzerà in volo l'aquila ferita e adesso che tutte le mie ore son estasi
e rapimenti, e tutti i sogni che mi porta la notte
mi conducono laddove posa il guardo il tuo occhio oscuro
in quali eteree danze
presso d'Italia qualche rivo
l'orma del tuo piede si disperde in raggi
ahimé! or ch'è giunta l'ora infida
cavalcando i flutti, ti condurranno via
dall'Amore, all'età titolata verso il crimine d'un letto profano!
e lontano, da me e dai nostri climi nebbiosi
ove s'erge, e piange, l'argenteo salice

sabato 14 giugno 2008

borges - la casa di asterione




So che mi accusano di superbia, e forse di misantropia o di pazzia. Tali accuse (che punirò al momento giusto) sono ridicole. È vero che non esco di casa, ma è anche vero che le porte (il cui numero è infinito) restano aperte giorno e notte agli uomini e agli animali. Entri chi vuole. Non troverà qui lussi donneschi né la splendida pompa dei palazzi, ma la quiete e la solitudine. E troverà una casa come non ce n'è altre sulla faccia della terra (mente chi afferma che in Egitto ce n'è una simile). Perfino i miei calunniatori ammettono che nella casa non c'è un solo mobile. Un altra menzogna ridicola è che io, Asterione, sia un prigioniero. Dovrò ripetere che non c'è una porta chiusa, e aggiungere che non c'è una sola serratura? D’altronde, una volta al calare del sole percorsi le strade; e se prima di notte tornai, fu per il timore che m'infondevano i volti delia folla, volti scoloriti e spianati, come una mano aperta. Il sole era già tramontato, ma il pianto accorato d'un bambino e le rozze preghiere del gregge dissero che mi avevano riconosciuto. La gente pregava, fuggiva, si prosternava; alcuni si arrampicavano sulle stilobate del tempio delle Fiaccole, altri ammucchiavano pietre. Qualcuno, credo, cercò rifugio nel mare. Non per nulla mia madre fu una regina; non posso confondermi con volgo, anche se la mia modestia lo vuole. La verità è che sono unico. Non m'interessa ciò che un uomo può trasmettere ad altri uomini; come il filosofo, penso che nulla può essere comunicato attraverso l'arte della scrittura. Le fastidiose e volgari minuzie non hanno ricetto nel mio spirito, che è atto solo al grande: non ho mai potuto ricordare la differenza che distingue una lettera dall'altra. Un' impazienza generosa non ha consentito che imparassi a leggere. A volte me ne dolgo, perché le notti e i giorni sono lunghi. Certo non mi mancano distrazioni. Come il montone che s'avventa, corro pei corridoi di pietra fino a cadere al suolo in preda alla vertigine. Mi acquatto all'ombra di una cisterna e all'angolo d'un corridoio e giuoco a rimpiattino. Ci sono terrazze dalle quali mi lascio cadere, finché resto insanguinato. In qualunque momento posso giocare a fare I’addormentato, con gli occhi chiusi e il respiro pesante (a volte m’addormento davvero; a volte, quando riapro gli occhi, il colore del giorno è cambiato). Ma, fra tanti giuochi, preferisco quello di un altro Asterione. Immagino che egli venga a farmi visita e che io gli mostri la casa. Con grandi inchini, gli dico: "Adesso torniamo all'angolo di prima ", o "Adesso sbocchiamo in un altro cortile ", o "Lo dicevo io che ti sarebbe piaciuto il canale dell'acqua", oppure: "Ora ti faccio vedere una cisterna che s'è riempita di sabbia ", o anche "vedrai come si biforca la cantina ". A volte mi sbaglio, e ci mettiamo a ridere entrambi. Ma non ho soltanto immaginato giuochi; ho anche meditato sulla casa. Tutte le parti della casa si ripetono, qualunque luogo di essa è un altro luogo. Non ci sono una cisterna, un cortile, unafontana, una stalla; sono infinite le stalle, le fontane, i cortili, le cisterne. La casa è grande come il mondo. Tuttavia, a forza di percorrere cortili con una cisterna e polverosi corridoi di pietra grigia, raggiunsi la strada e vidi il tempio delle Fiaccole e il mare. Non compresi, finché una visione notturna mi rivelò che anche i mari e i templi sono infiniti. Tutto esiste mille volte, infinite volte; soltanto due cose al mondo sembrano esistere una sola volta: in alto, l'intricato sole; in basso, Asterione. Forse fui io a creare le stelle e il sole e questa enorme casa, ma non me ne ricordo. Ogni nove anni entrano nella casa nove uomini, perché io li liberi da ogni male. Odo i loro passi o la loro voce infondo ai corridoi di pietra e corro lietamente incontro ad essi. La cerimonia dura pochi minuti. Cadono uno dopo l'altro, senza che io mi macchi le mani di sangue. Dove sono caduti restano, e i cadaveri aiutano a distinguere un corridoio dagli altri. Ignoro chi siano, ma so che uno di essi profetizzò, sul punto di morire, che un giorno sarebbe giunto il mio redentore. Da allora la solitudine non mi duole, perché so che il mio redentore vive e un giorno sorgerà dalla polvere. Se il mio udito potesse percepire tutti i rumori dei mondo, io sentirei i suoi passi. Mi portasse a un luogo con meno corridoi e meno porte! Come sarà il mio redentore? Sarà forse un toro con volto d'uomo? O sarà come me? Il sole della mattina brilla sulla spada di bronzo. Non restava più traccia di sangue. "Lo crederesti, Arianna?" disse Teseo. "Il Minotauro non s'è quasi difeso".

venerdì 13 giugno 2008

high above me, she's so lovely



Riflettevo, nel comporre la tracklist del tuo cd, su come talune persone mi abbiano portato via talune canzoni e non provo più per queste lo stesso piacere, la stessa adorazione, forse è il tempo che sfuma ogni cosa ma non sono le note a rimanermi impresse di primo acchito, bensì stati d’animo che risalgono come imbizzarriti dallo stomaco e muoiono in gola, forieri di una remota angoscia che torna a gingillarsi nei miei pensieri e che inevitabilmente mi rende inquieto. Sono stato nella città alta poiché pensavo che una passeggiata sotto la pioggia mi avrebbe aiutato a smaltire meglio un po’ tutto quello che ci siamo detti questa sera, pioveva ed ero piuttosto contento per questo. Vorrei scriverti qualcosa che ti rimanga impresso – mi auguro di sognarti questa notte – e poco fa attraversando diagonalmente la piazza vecchia pensavo a improbabili haiku che mi ricordassero le stesse sensazioni di quando io e te si parlava al buio, cercando di incastrare le rispettive oscurità in maniera tale che un tenue lumicino venisse a riscaldarci. Ero convinto che se anche avessi incrociato Simona per la strada non le avrei permesso di sconvolgermi la mente così come aveva fatto in passato, che fossi tu il mio unico punto fisso e mi sentivo forte per questo, al riparo tra i tuoi affetti e tutte le parole che ci siamo scambiati, vomitati addosso; un bagno di te e un desiderio duro a sopirsi, di comprensione, di condivisione di cose mie e tue e dei nostri umori, dei tuoi occhi grandi incrocianti i miei sguardi alla ricerca di atomi di felicità. Chissà che ti rimarrà impresso risvegliandoti domattina, e quali saranno i tuoi ricordi, e quali i primi pensieri su di me! Dal canto mio, nella mia spavalderia da quattro soldi, camminando mi rincuoravo del fatto che non l’avrei vista sopraggiungere all’improvviso, cogliendomi impreparato e con il nodo alla gola e mentre gli Editors mi martellavano i timpani scrutavo dalla distanza i pochi passanti alla ricerca di colei che avrei voluto evitare a tutti i costi. Un paio d’amici si sono imbattuti in me che m’aggiravo stranito e bagnato, abbiamo scambiato quattro chiacchiere, gli ho parlato della mia e della tua serata senza riuscire a rendere alcunché a parole, una mancata resa dell’idea estetica, mi sono cimentato invano a raccontare loro delle ore trascorse insieme raggranellando le briciole di quella adorazione che poco prima provavo per te. Vorrei essere più bravo nello scriverti – bada che non si tratta di una captatio benevolentiae – sul serio, ci sono sussulti dell’animo, piccoli guizzi che fatico ad elaborare in forma scritta, ragionando su me stesso, lasciando che il mio ego fluttui alla deriva solo perché a te non interessa. Il mio ego ciondolante che mi rende innamorato di te per diletto e di me stesso per natura e tutto questo a te sembra sciocco infantile e limitante.

giovedì 12 giugno 2008

physically admired



there’s a place in the sun for anyone who has the will to chase one and I think I found mine yes I do believe I have found mine so close your eyes and think of someone you physically admire and let me kiss you, oh let me kiss you, oh I’ve zigzagged all over America and I cannot find a safety haven say, would you let me cry on your shoulder I’ve heard that you’d try anything twice but then you open your eyes and you see someone that you physically despise but my heart is open my heart is open to you

esiste un posto al sole per chiunque nutra un forte desiderio di scovarne uno ed io credo di avere trovato il mio oh sì, ne sono proprio convinto ed allora chiudi gli occhi e pensa a qualcuno che ti coinvolga fisicamente e permettimi di baciarti, oh lascia che ti baci, oh ho girato tutta l’america in lungo e in largo senza che riuscissi a trovare un porto sicuro ove rifugiarmi dì, mi porgeresti la tua spalla perché versi le mie lacrime ho sentito dire che vorresti provare ogni cosa, due volte ma poi tu aprirai gli occhi e vedrai qualcuno che fisicamente proprio non gradisci ma il mio cuore, è aperto il mio cuore è schiuso a te

domenica 18 maggio 2008

save your life because you've only got one




ogni separazione, per me, ha delle grosse ripercussioni tout court sulla mia esistenza: mangio poco e male, sono molto più malinconico, le mie aspettative sul futuro si rabbuiano, ho sempre l'impressione di essere brutto, vecchio, stanco nonché assumo l'espressione di un malato terminale, o di un condannato al patibolo, che poi è la stessa cosa. risalire il baratro. vincere la noia che sempre più spesso si tramuta in angoscia, di giorni tutti uguali su questa terra che lentamente muore. una fotocopia, un copione che ricorre ogni giorno e sai, comincio a pensare che se dormissi di più, più a lungo, avrei perlomeno meno tempo per schifarmi di me stesso, del mio mondo, delle persone che frequento e che non apprezzo, delle loro vite così aberranti che mi si parano innanzi a mo' di teatrino degli orrori, un incubo kafkiano che ricorre. per certi versi bea mi salvava da tutto questo, fino a quando non ho cominciato a provare ansia al suo cospetto, un desiderio impellente di stare bene con lei ad ogni costo. e litigavamo tanto, per sciocchezze davvero, i nostri caratteri così diversi! mi manca, mi mancano gli aperitivi in CdO, il sesso in macchina, i suoi sporadici slanci d'affetto, il suo sapore e i suoi occhi su di me. la sua sincerità disarmante, preziosa. ho eliminato gli oggetti che potessero ricordarmela e dunque ogni cosa perde contorno, e l'intelligenza non mi è d'aiuto a distinguere bene e male, le convinzioni vacillano all'oscillare delle ore, degli umori, dei colori del cielo. delle canzoni che ascolto o che skippo nervosamente, perché mi riportano in qualche modo a lei. e non sto bene, e non sto male, mi crogiolo. the dream has gone and the baby is real.

sabato 17 maggio 2008

learnt your lesson well?




infine S. non mi portò via tutte quelle canzoni che temevo andassero perdute, e il cuore è rimasto all’incirca saldo, e il pensiero di ciò che è stato è solo una puntura di zanzara, fastidiosa, a cui cerco di non pensare; mi procura un’uggia vaga e nel corpo un torpore, passeggiando per i giardini d’estate, quando poso lo sguardo su un passante, sul singolo oggetto che riporta ad un ricordo definito, e da lì un mezzo tumulto, che vinco ma non soffoco, altrimenti dovrei ammettere una condizione di sofferenza che - perlomeno finora - latita. cosa mi rimane e che cosa ho imparato. da lei e dai suoi occhi azzurri che scintillano quando ride e tutto il volto s’illumina, dalla sua bocca carnosa e piena, di desiderio, di parole carine e fiele. cosa tiene impresso degli abbracci solitari tra un amplesso in smart e i nostri gingilli di letto; dei suoi ritardi e le mie borrite, dei luoghi visitati e stampatisi nella mia memoria solo perché c’era lì lei con me, di quando mi baciava senza eccezioni e le parole non erano un tabù, alla maniera dei bambini che dicono tutto quanto passa loro per la testa. frasi e pensieri che vorrei dire con belle parole, perché lei mi apprezzi per tutto quello che le ho dato, che ho cercato di darle, e non abbia smorfie di disappunto al ricordo di me e delle cose condivise, dei pasti porzionati dei quali puntualmente mi spettava la parte più abbondante.S. è una piccola donna che non cresce e non cessa di provare stupore e causa stupore per la sua persona bellissima, crudele a tratti, disarmante. una piccola donna che aspetta la scintilla accesa di luce e fuoco, perché lei non ha paura di rivoluzionare la sua vita, di perdere un’abitudine, di lasciarsi trascinare dalle passioni. lei è colei che incide sulla mia persona e nella mia maniera semplice di vedere il mondo, ed io sono colui che una volta vista la luce, e persala, procede a tentoni nella semioscurità, cercando di mettere in pratica la lezione.